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Nei paesi del Sud del mondo, milioni di contadini e artigiani si scontrano con un problema cruciale: l’accesso al mercato. Il Commercio Equo e Solidale, nato per dare uno sbocco a realtà marginalizzate dall’economia internazionale, sostiene gruppi di produttori organizzati in forme diverse, ma accomunati dalla tensione al rispetto dei criteri di questa forma di commercio “altra”.
I produttori coinvolti nel circuito del Commercio Equo e Solidale sono agricoltori o artigiani dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina organizzati in gruppi formali (associazioni, cooperative, società, ecc.) o informali (comunità di villaggio, famiglie, ecc.) per la produzione e la commercializzazione di artigianato ed alimentari.
I produttori condividono gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale e rispettano i criteri elencati nel capitolo 3 della Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale.
In particolare, i produttori devono:
1. Perseguire logiche di autosviluppo
e di autonomia delle popolazioni locali.
2. Evitare una dipendenza economica
verso lesportazione, a scapito
della produzione per il mercato locale.
3. Evitare di esportare prodotti
alimentari e materie prime scarseggianti
o di manufatti con queste ottenuti.
4. Favorire luso di materie
prime locali.
5. Garantire la qualità del
prodotto.
Qualora i produttori non siano in
grado di esportare direttamente possono
servirsi di organizzazioni di esportazione, organizzazioni di raccordo, che acquistano principalmente da gruppi di produttori con le caratteristiche appena descritte, vendendo prevalentemente ad organizzazioni di Commercio Equo e Solidale, secondo quanto stabilito nella Carta Italiana dei Criteri. |
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