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Consumo critico e altraeconomia
Una delle caratteristiche fondamentali dell’attuale sistema economico internazionale dominante, è quella di fondarsi su una prospettiva di crescita continua dei consumi e delle merci messe a disposizione sul mercato. Se è vero che per lungo tempo, almeno nella nostra società, l’aumento del volume di beni e servizi e la crescita della qualità della vita hanno camminato di pari passo, è ormai evidente che oggi, soprattutto a livello globale, questo parallelismo non è più valido.
L’attuale modello di sviluppo genera isole di ricchezza concentrate principalmente nei Paesi del Nord del mondo e ormai sappiamo che il pianeta non potrà mai sostenere una popolazione planetaria in cui tutti vivono secondo il nostro stile di vita; il nostro benessere si basa su un consumo di risorse che va a danno della stabilità ecologica e della giustizia internazionale. Del resto già Keynes nella prima metà del secolo scorso, scriveva che “uno dei vizi capitali del mondo economico in cui viviamo è la ripartizione del benessere e del reddito, arbitraria e priva di equità".
Cosa possiamo fare per provare a incidere su questo sistema? Ricordiamoci che una delle funzioni economiche sulle quali ogni cittadino ha un enorme potere è proprio quella del consumo. I nostri acquisti quotidiani, anche i più banali, vengono registrati, studiati e analizzati e milioni di euro vengono spesi in pubblicità nel tentativo di indirizzare le nostre scelte. Con le stesse regole del gioco, possiamo provare a essere noi a influenzare le imprese: scegliendo cosa acquistare e cosa rifiutare mandiamo dei segnali forti e chiari.
Il consumo critico consiste proprio nella scelta dei prodotti non solo in base al prezzo, alla qualità o al nostro gusto, ma anche in base alla possibilità di conoscere la storia dei prodotti stessi, del loro impatto ambientale, del comportamento delle imprese che li mettono sul mercato, delle condizioni dei lavoratori che li hanno prodotti. L’esperienza dimostra che il consumo critico può funzionare e che laddove la voce dei consumatori si fa forte, le imprese sono disposte a cambiare, non fosse altro che per non perdere fette di mercato. Alcune riuscite campagne di pressione e boicottaggio (un’azione di consumo critico straordinaria che consiste nell’interruzione organizzata e temporanea dell’acquisto di uno o più prodotti per forzare le imprese produttrici ad abbandonare certi comportamenti), dimostrano che è possibile introdurre nelle imprese comportamenti positivi come l’adozione di codici di condotta o di accordi sindacali a tutela dei lavoratori. E’ proprio da questa consapevolezza, e dalla convinzione che il nostro benessere potrà dipendere sempre meno dalle proprietà e dai consumi e sempre più da una rivalutazione generale del senso della qualità della vita, dalla tutela dell’ambiente, dalla cura delle relazioni sociali e dalla difesa dei beni comuni, che si stanno affermando organizzazioni e imprese che ormai da anni hanno scelto di lavorare in maniera diversa, che offrono ai consumatori un’ulteriore possibilità di scelta e che si riconoscono nei principi dell’ “altraeconomia”.
L’ altraeconomia si può sinteticamente descrivere, quindi, come un insieme di proposte e iniziative commerciali, finanziarie, ambientali e più in generale di stili di vita, orientate a principi di sostenibilità e partecipazione. Il tentativo è quello di proporre un’economia che, partendo dai bisogni primari insoddisfatti di una larga fetta della popolazione mondiale e dalla presa di coscienza del potere reale dei nostri gesti quotidiani, si impegni a promuovere comportamenti e scelte a difesa del bene comune, dell’ambiente, della democrazia economica e della dignità umana. Il commercio equo e solidale (di cui si parla ampiamente in altre pagine del nostro sito), il turismo responsabile, la finanza etica, le energie alternative, il mondo del biologico, la cooperazione sociale, i gruppi di acquisto solidale, le imprese che si occupano di riuso e riciclo.... sono tutte facce di un diverso modo di intendere l’economia e lo sviluppo.
Alcuni esempi di alternative concrete |
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Turismo responsabile
Basta guardare alcuni dati statistici per rendersi conto delle dimensioni che sta assumendo l’industria mondiale del turismo: nel 2006, secondo i dati dell’ OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo) e del WTTC (World Travel and Tourism Council), il numero degli arrivi internazionali è stato di 842 milioni, l’incremento previsto nel prossimo futuro si aggira sul 4,0 – 4,5 % all’anno e il giro d’affari è stato di 7000 miliardi di dollari.
Nonostante la vastità del fenomeno, forse è ancora poco noto al grosso pubblico l’impatto che viaggi e turismo hanno su ambiente e società. In particolare nei paesi del Sud del mondo dove questo settore è stato spesso proposto come panacea per la risoluzione di croniche difficoltà economiche, ma dove è ormai chiaro che il turismo ha portato con sé anche grandi contraddizioni: impatto ambientale spesso devastante, appiattimento culturale a scapito di valori e tradizioni locali, concentrazione nei Paesi del Nord del mondo di gran parte del reddito generato dal settore.
Esiste e si sta diffondendo un modo di viaggiare diverso, la cui prima caratteristica è la consapevolezza: delle proprie azioni, della realtà dei paesi di destinazione, della possibilità di una scelta alternativa. E’ il turismo responsabile, un modo di viaggiare che, pur non rinunciando a svago e avventura, si fa promotore di un turismo rispettoso delle comunità locali, a basso impatto ambientale ed equo nella ridistribuzione dei proventi. |
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Risparmio consapevole
Il mondo bancario tradizionale opera principalmente scegliendo di massimizzare i profitti nel più breve tempo possibile. Di conseguenza utilizza gran parte del risparmio raccolto, per operazioni di speculazione finanziaria (il movimento di risorse finanziarie supera di oltre 70 volte quello del commercio mondiale di beni e servizi) o per attività ad alta remunerazione, spesso senza porsi scrupoli etici di fronte all’opportunità di investire nel settore degli armamenti o di finanziare imprese che lavorano non rispettando i diritti dei lavoratori e dell’ambiente. Inoltre l’accesso al credito, paradossalmente, è difficoltoso per chi non ha soldi e garanzie elevate.
La finanza etica si inserisce in questo scenario proponendosi come alternativa e affermando che il credito in tutte le sue forme è un diritto di ogni essere umano; finanzia progetti valutandoli col duplice criterio della vitalità economica e dell’utilità sociale; garantisce trasparenza ai risparmiatori sull’utilizzo dei propri soldi; prevede la partecipazione dei propri soci risparmiatori alle scelte importanti dell’impresa; ha come criteri di riferimento per gli impieghi del denaro, la responsabilità sociale e quella ambientale. In Italia, in questo settore, sono operative sei MAG (Mutua Auto Gestione), cooperative finanziarie che raccolgono i risparmi dei propri soci e li investono in attività dal forte contenuto etico e sociale, e Banca Etica, un vero e proprio istituto di credito che conta ormai diverse filiali in Italia. |
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I gruppi di acquisto solidali (GAS)
Sono semplici gruppi di persone che scelgono un modo alternativo per fare la spesa acquistando i prodotti, prevalentemente alimentari, direttamente dalle aziende produttrici; si fa un unico ordine e poi ci si incontra per ridistribuire gli acquisti fatti. Alla base della scelta di costituire un GAS c’è una critica verso il modello di consumo e di economia globale e la ricerca di un’alternativa concreta, praticabile e condivisibile.
Il vantaggio, è quello di ottenere dei prezzi più convenienti (tagliando sulle intermediazioni), ma soprattutto quello di poter conoscere completamente la storia del prodotto, andando a visitare le aziende e instaurando con i produttori un rapporto di conoscenza diretta, scegliendo produttori locali per limitare l’inquinamento e il consumo di energia che spesso accompagna il viaggio dei prodotti che troviamo nei negozi tradizionali, preferendo prodotti di agricoltura biologica, solidali o eco-compatibili. |
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Le cooperative sociali
Sono imprese no profit che svolgono attività di natura sociale e cioè forniscono beni e servizi al fine di realizzare l’interesse della collettività. Le cooperative sociali di tipo A forniscono servizi socio sanitari ed educativi di varia natura: dall’assistenza domiciliare agli anziani, alla gestione di case famiglia o di centri di educazione alla mondialità; le cooperative sociali di tipo B nascono per inserire nel mondo lavorativo chi per vari motivi (spesso per discriminazione o luoghi comuni) rimangono in posizione marginale rispetto al mercato del lavoro tradizionale: invalidi, ex detenuti o tossicodipendenti, ex degenti di istituti psichiatrici. |
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Scelte per un pianeta più pulito
Le parole economia ed ecologia hanno la stessa radice e una sottile differenza di significato: l’economia è la gestione della casa, mentre l’ecologia è la conoscenza della casa stessa; una corretta gestione del patrimonio naturale da cui l’uomo trae il proprio sostentamento (la nostra casa) dovrebbe presupporre l’adozione di norme di comportamento finalizzate alla massima conservazione possibile delle risorse stesse, e i progressi scientifici che ci permettono di conoscere meglio e approfondire i fenomeni naturali dovrebbero aiutarci nell’individuare modelli di gestione più corretti e lungimiranti. Questi vincoli in alcuni periodi storici sembrano essere saltati e anche i modelli di sviluppo attuali danno l’impressione di una disponibilità illimitata di risorse. Ma l’economia è un sistema aperto che non può prescindere dalle proprie basi ecologiche. Per cambiare rotta sono necessari netti cambiamenti di comportamento a livello individuale e istituzionale nelle nostre società e l’adozione di stili di vita quotidiani che siano rispettosi dell’ambiente in cui viviamo, oltre che dei diritti dei suoi abitanti. Riduzione dei consumi energetici nelle nostre case e città, riuso e riciclo dei materiali di scarto, adozione di metodi biologici in agricoltura, politiche energetiche coraggiose che investano sulle energie rinnovabili, raccolta differenziata dei rifiuti urbani, politiche a difesa dei beni comuni (quei beni naturali esauribili, come l’acqua, dal cui sfruttamento nessuno può essere escluso)..... Sono solo esempi di accorgimenti necessari a riequilibrare il nostro rapporto con la natura. In Italia ormai sono molte le organizzazioni che a vari livelli si occupano di problemi ambientali, promuovendo campagne di sensibilizzazione, occupandosi di progettazione di impianti fotovoltaici e solari termici, realizzando e commercializzando prodotti fatti con materiali di scarto, occupandosi di agricoltura biologica, proponendo percorsi di educazione ambientale nelle scuole, adottando scelte di vita, di produzione e di consumo consapevoli del legame delicato e importante che ci unisce al nostro pianeta.
Consulta la nostra sezione dei link per avere riferimenti di organizzazioni che lavorano in questi ed altri settori dell’altraeconomia!
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Pangea - Niente Troppo Società Cooperativa Sociale
Via Arezzo, 6 - 00161 Roma - Tel. +(39) 06 44.29.08.15
pangea@commercioequo.org - P.I. 04601221007 |
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